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Quando il potere è abusante

L’abuso di potere nei luoghi di lavoro può avere diverse forme di espressione: il mobbing, il bullismo organizzativo, le forme di coercizione di varia natura, fino ad arrivare alle molestie sessuali.
Il tema delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro porta con sé elementi che, più che nei già citati casi di abuso di potere a livello organizzativo, rendono difficile la possibilità di denuncia: il silenzio, il non-detto, l’ipocrisia.
Affrontare il tema delle molestie sessuali, però, è importante non solo da un punto di vista di giustizia per le vittime, ma anche nei confronti della salvaguardia della produttività dell’azienda: sono da considerare gli ingenti costi economici a livello di ridotta produttività per l’intero organico e di risarcimenti, ma anche di immagine).
Entrando nel dettaglio, sono da considerarsi molestie sessuali tutte le proposte a sfondo sessuale indesiderate, le richieste di favori di tipo sessuale e le condotte verbali e/o fisiche di natura sessuale che interferiscono con la normale attività lavorativa delle persone coinvolte o che creano un ambiente ostile.
Esistono diversi tipi di molestie sessuali: la più grave è il ricatto, dove una persona chiede esplicitamente o in modo implicito prestazioni o favori sessuali in cambio del mantenimento del posto di lavoro o di una promozione. Oltre al riscatto, sono da menzionare la messa in atto di comportamenti che siano esplicitamente sessuali (ad esempio, mostrare materiale pornografico o anche parti intime del proprio corpo); la creazione di situazioni di forte tensione sessuale sul luogo di lavoro; il toccare qualcuno contro la propria volontà; il fare commenti sull’aspetto estetico di altre persone, creando così disagio.
È importante notare che le molestie sessuali nei luoghi di lavoro siano una modalità di fare sentire a disagio una o più persone con la messa in atto di comportamenti sessualizzati, anche indipendentemente dal rapporto gerarchico (possono, infatti, essere agiti sia a livello verticale che a livello orizzontale).
Le numerose ricerche psicologhe elaborate per indagare il tema delle molestie sessuali, e in particolare il rapporto tra potere e sesso, hanno messo in luce che gli uomini che associano il sesso al potere hanno maggiori probabilità di incorrere in comportamenti legati alla sfera della molestia sessuale.
Questa inclinazione esisterebbe anche per gli uomini fortemente motivati a raggiungere il potere.
A queste correlazioni è da aggiungere anche che, secondo gli studi, avere potere indurrebbe alcune persone a sovrastimare l’interesse (di tipo sessuale) rivolto loro da altri.
Inoltre, gli uomini insicuri che si trovano a ricoprire incarichi di potere tendono ad essere maggiormente inclini ad azioni sessualmente molestanti, come per compensare l’insicurezza di cui sono portatori.
Risulta quindi opportuno creare un ambiente lavorativo che permetta la denuncia delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro.
Perché questo possa avvenire, sono diverse azioni contro le molestie: parlare direttamente con la persona che mette in atto i comportamenti che creano disagio (anche se è rara che sia messa in pratica); verificare l’esistenza di una policy anti-molestie per denunciarvi il comportamento; in assenza di una policy anti-molestie, parlare con il proprio capo o con una persona che occupa una posizione di vertice nella struttura organizzativa; prendere contatti con un legale e procedere secondo le norme di legge. 
È consigliabile tenere nota dei fatti successi e delle prove, oltre che raccogliere testimonianze, in modo da corroborare la propria posizione a riguardo.
Sempre più spesso, però, le vittime decidono di non denunciare gli abusi subiti per una duplice forma di paura: quella di subire ulteriori ritorsioni da parte del molestatore e quella di subire un processo di colpevolizzazione.
Gli strumenti preventivi, l’analisi del clima organizzativo e le indagini sullo stress lavoro-correlato dovranno sempre più, in futuro, cercare di mettere in luce anche queste realtà, troppo spesso taciute.
Per prevenire gli abusi e le molestie sessuali sarebbero tre le azioni concrete e tangibili da mettere in campo: iniziare la politica di “tolleranza zero” dal vertice e non dalle risorse umane o dai capi di linea; fare in modo che i manager e i capi intermedi siano consapevoli che il contrasto a qualsiasi forma di molestia sessuale rientra tra le aspettative dei datori di lavoro nei loro confronti; implementare il sistema di denuncia e informarne il personale della sua esistenza (può essere un numero telefonico, un indirizzo email, uno sportello di ascolto, un referente dell’ufficio delle Risorse Umane).