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L’Importanza del dialogo tra aziende e mondo accademico per formare i nuovi professionisti dell’Industria 4.0

I processi di sviluppo tecnologico che caratterizzano l’industria 4.0 stanno trasformando rapidamente il mondo e il mercato del lavoro, portando alla comparsa di nuove professioni, e alla trasformazione di quelle vecchie.
le nuove tecnologie ampliano le mansioni e le attività organizzative tradizionali, sfaccettandole al punto da non essere più gestibili da un unico ruolo organizzativo, ma da richiedere competenze maggiori, variegate e integrate.
Si rende quindi sempre più necessaria la collaborazione sinergica tra diverse figure professionali, provenienti da vari percorsi formativi, sia a indirizzo scientifico che umanistico.

Nella corsa verso l’Intelligenza Artificiale, l’obiettivo è quello di istruire le macchine in modo che siano in grado di replicare le modalità di apprendimento umano. Saranno quindi sempre più in grado di comprendere il nostro linguaggio, in quanto funzioneranno sempre più in base alla semantica.
Ecco perché le lauree umanistiche conteranno sempre di più. Le competenze linguistiche saranno fondamentali per dialogare con i software.

Durante la recente crisi economica, il calo di produttività e la chiusura di molti stabilimenti avevano fatto salire vertiginosamente il tasso di disoccupazione, per cui la manodopera c’era, ma le fabbriche avevano chiuso i battenti.
Oggi, paradossalmente, ci troviamo di fronte a uno scenario opposto: c’è un’enorme domanda da parte delle aziende di figure in grado di ricoprire le nuove professioni e competenze emerse sul mercato. Il che si riflette in una necessità formativa da soddisfare da parte delle università con delle offerte aggiornate e adeguate al mercato del lavoro attuale.

Molti imprenditori ritengono che i programmi formativi non soddisfino la domanda presente sul territorio.
Le aziende segnalano la carenza di queste risorse e hanno quindi avviato delle iniziative in collaborazione con le scuole e il mondo accademico, per favorire una formazione più in linea con quelle che sono oggi le competenze più richieste.
Per colmare questo gap è infatti necessario innanzitutto un dialogo collaborativo tra università e mondo industriale.

Il mondo aziendale chiede alle scuole di aggiornare i programmi di studio, spingendoli sul digitale e incentivandoli a intraprendere percorsi formativi tecnici, molto richiesti e carenti.


Cetti Galante, Amministratore Delegato di Intoo, attribuisce questa scarsa disponibilità a un pregiudizio culturale diffuso, che tende a snobbare le professioni tecniche.
I genitori, infatti, incoraggiano i figli a intraprendere gli studi universitari piuttosto che orientarli verso istituti tecnici e scuole di specializzazione professionale.


Tuttavia, ciò che ricercano le aziende sono in primo luogo competenze orientate alla risoluzione di problemi pratici e alla gestione delle tecnologie.
Motivo per cui, le competenze tecniche sono molto richieste a prescindere dal fatto che si possieda una laurea o meno.
Inoltre, sempre secondo Galante, spesso i neolaureati sono scarsamente consapevoli delle competenze che hanno acquisito e come queste siano effettivamente spendibili sul mercato del lavoro.

Occorre dunque non solo aggiornare i programmi formativi, ma anche migliorare i percorsi di orientamento, al fine di favorire questa consapevolezza.

Secondo Francesca Rizzi, Fondatrice della società di welfare Jointly, l’orientamento dovrebbe essere rivolto non solo ai ragazzi, ma anche e soprattutto ai genitori. A tal proposito, Jointly ha fatto partire il progetto Push to Open, cheprevede dei corsi rivolti ai genitori su quelle che sono le figure professionali più richieste al giorno d’oggi, in modo da tenerli aggiornati e guidare le scelte dei propri figli in maniera più consapevole.


Inoltre, il progetto prevede un programma di quattro mesi rivolto alle scuole, il quale mette a disposizione di quest’ultime una piattaforma social che le mette in contatto con i manager delle varie aziende. Ciò permette ai ragazzi di conoscere il mondo aziendale e quali sono le competenze più richieste. In particolare viene sottolineata l’importanza delle soft skills (es team-building, imprenditorialità). Dal canto loro, i manager, hanno la possibilità di interfacciarsi con gli studenti, comprendere i loro dubbi e rispondere alle loro domande.
Tale progetto è parte integrante dell’Alternanza Scuola-Lavoro.

Con lo sviluppo della robotica, è necessario che le giovani risorse che si inseriscono in azienda siano in grado di interagire con le macchine: devono conoscer le loro componenti, così come i programmi che permettono di farle funzionare, in modo da collaborare in maniera sinergica con i robot.

Ecco allora che le imprese si impegnano sempre più in iniziative volte a sostenere le scuole e a collaborare con loro nella costruzione dei programmi formativi.

3 casi di collaborazione proficua tra aziende, scuole e mondo accademico

1)      iGutizzi, uno dei più importanti produttori di impianti di illuminazione in Europa, ha sostenuto economicamente l’Istituto Tecnico Industriale di Recanati, acquistando attrezzature per la scuola e partecipando attivamente alla realizzazione di un progetto formativo. Sono stati infatti erogati dei corsi di formazione di tecnici progettisti, comunicatori e designer, mirati a fornire competenze aggiornate in ambito Industria 4.0, con la possibilità di effettuare uno stage in azienda. Il 70% dei neodiplomati trova lavoro entro tre mesi.

 

2)      Unox, azienda del padovano che produce forni per cucine professionali, ha avviato degli stage estivi in collaborazione con le scuole locali e l’Università di Padova, al fine di promuovere lo sviluppo del territorio in ottica Industria 4.0.

 

 

3)      RCF, azienda che produce sistemi di insonorizzazione, ha ideato in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia un corso in lingua inglese, sia teorico che pratico, fruibile anche online, per ingegneri del suono, che consente loro di provare gli strumenti del mestiere.